
Fondata nel 1919 da Vittorio Pasteris con la ragione sociale "Vittorio Pasteris & figli" la fabbrica aveva inizialmente la sede in via Stradella 12 a Torino.
L’attività della fabbrica fu, fin dalla sua costituzione, rivolta alla produzione di pneumatici per autotrazione.
Rinomata in tutta Italia per aver utilizzato, per prima, la metodologia della ricopertura delle gomme, con un brevetto Americano e usando il caucciù, come materia prima, importato direttamente dai paesi di origine, la fabbrica trasferì la propria produzione nello stabilimento di Sassi, poco prima delle seconda guerra mondiale.

Lo stemma dello stabilimento era “Il Corazzato” rappresentato da un guerriero con lo scudo, che voleva significare l’affidabilità della corazza che ricopriva gli pneumatici.
Alla morte del padre, Vittorio Pasteris fondatore della fabbrica, la società modificò la denominazione sociale e venne costituita la “Società PASTERIS di Dario e Aldo Pasteris”
Durante la guerra, la fabbrica continuò la lavorazione di pneumatici ma la fornitura fu rivolta essenzialmente all’esercito italiano per fare fronte, purtroppo, alle molte richieste di quel periodo.
Numerosi sono gli episodi che caratterizzarono la vita della fabbrica durante la guerra.
Tra i più significativi si posso ricordare la morte di uno dei fratelli fondatori, Aldo Pasteris, in seguito ad un mitragliamento aereo mentre raggiungeva la fabbrica per recarsi al lavoro; il bombardamento subito dalla fabbrica e l’arresto con conseguente reclusione nel carcere delle Nuove del fratello Dario al solo scopo intimidatorio.
Finita la guerra, l’attività riprese gradualmente fino a raggiungere il suo apice negli anni cinquanta quando venne acquistato uno stabilimento a Salerno con l’intento di sviluppare la distribuzione delle gomme nel Centro-Sud.
Le gomme “Pasteris” venivano montate sulle auto appena uscite dalla catena di produzione della FIAT che percorrevano la pista di prova del Lingotto per i primi test.

A Dario Pasteris venne conferito dapprima il titolo di “Cavaliere del Lavoro”, successivamente di “Commendatore” ed infine di “Gran Ufficiale” per meriti di lavoro.
A metà degli anni sessanta la produzione cessò e dopo anni di abbandono, all’inizio degli anni settanta, la fabbrica ha ricominciato a vivere grazie a piccole attività artigianali che si sono riposizionate all’interno dei locali.
Da qui si sono andate a creare interessanti collaborazioni tra le varie entità presenti, eterogenee e complementari all’interno del panorama artigianale al servizio del design e dell’arte, aziende che da sempre si sono distinte per la cura particolare nella realizzazione dei propri manufatti, sempre alla ricerca di nuove proposte, di materiali da sperimentare e tecnologie da sviluppare, in collaborazione con designer, architetti e artisti di levatura internazionale.